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Ulisse di Adriana Del Giudice e Rosa Stipo

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscenza…”

In questo mondo di barbara civiltà o, se si vuole di costumi decadenti e decaduti; in questa terra che, colma di miasmi e di rifiuti si gonfia di sangue, povera sempre più di risorse; in questa natura fatta per servire l’uomo e che l’uomo sta progressivamente distruggendo; in questa società cieca che ha perso di vista gli ideali, che annega le speranze nel pantano del dio denaro; che butta via con sciagurata disinvoltura le vite delle generazioni future nel nome di un demoniaco possesso; in questo universo in rapido disfacimento occorre un barlume di speranza, una luce anche lontana che faccia intravedere la possibilità di un riscatto, è necessaria come l’aria, che sia sempre più pura, che si ritorni a gioire per le piccole cose, per un fiore che sboccia o per il canto di un passerotto, che si torni a gustare il profumo della terra, l’odore del pane appena sfornato; soprattutto che si possa ancora guardare al cielo con occhi limpidi, con la certezza che c’è, esiste , vive dentro di noi un futuro.

Ulisse è il viaggio, la sofferenza, la disperazione che dentro un uomo viene metabolizzata dalla fede incrollabile di un possibile riscatto.

Un’indomita sicurezza che c’è altro, che l’Altro veglia su di te e ti salvaguarda, se hai fiducia in te stesso e Fede in un Dio trascendente e ti porta alla conquista del Buon Sapere.

La nostra Itaca esiste, la vostra, ragazzi c’è, ed è nei vostri cuori, nelle vostre speranze, nei vostri sogni che attendono solo la congiunzione con la vostra volontà per realizzarsi.

Non abbiate paura, siate i novelli Ulisse, andate incontro alle prove della vita con la serenità e la gioia che ancora illuminano i vostri occhi.

 

Mauro Trombetta

Direttore artistico dell’Opera di Roma

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